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una storia vera


che si identifica con tante altre

aveva 35 anni mio marito quando iniziò a manifestare un comportamento di condotta violenta,  ritiro dalla vita sociale.

A volte mi arrabbiavo moltissimo perchè lo vedevo scontroso; inoltre, con i bambini non era più attento come lo era prima e, dopo una serie di vicissitudini familiari, devastanti, fu ricoverato presso la clinica neurologica C.Mondino dove attraverso una serie di accertamenti, il neurologo C.Pacchetti giunse ad identificare la malattia.

Corea di Huntington, un uragano che ha distrutto la famiglia, rendendo invivibile i nostri giorni.

Far capire, poi, ai familiari più stretti le difficoltà che mi sono trovata ad affrontare, fu difficile e inutile.

Per un niente diventava aggressivo, arluva e minacciava....!

io e i bambini eravamo terrorizzati

Inoltre, nulla cui era abituato doveva mancare. I gesti quotidiani della vita dovevano essere rispettati con le stesse modalità di sempre e alla stessa ora.

A nulla serviva invitarlo ad avere pazienza e ad aspettare fiducioso.

La parola "pazienza" e "aspettare" erano state definitivamente cancellate dal suo vocabolario.

Egli non riusciva più a guidare l'auto, le giornate erano sempre più lunghe e l'unico suo svago erano le sigarette e la tv.

Man mano diventava sempre più ostile verso gli altri e verso sè stesso.

Non era più in grado di recarsi dal barbiere e , quindi, il compito di tagliare barba e capelli spettava a me. Naturalmente tutto ciò mi procurava ansia, poichè dovevo mostrare precisione e sveltezza.

Un giorno riuscii a tagliare i suoi capelli solo a metà, perchè passo da una situazione di tranquillità ad un'estrema agitazione che lo portò a spintonarmi con tutta la sua forza facendomi così cadere dalle mani il rasoio che si spacco in mille pezzi.

Per circa una settimana non mi permise più di avvicinarlo e solo in seguito riuscii a capire che provava una sorta di paura accompagnata da gelosia nei confronti di uno dei figli, in quanto anche a lui dovevo prestare la stessa assistenza.

Oggi capisco che non agiva per cattiveria ma la malattia lo aveva trasformato.