Mio marito, ormai all'ultimo stadio della malattia, era ricoverato presso una struttura per lungadegenza.
Quanto scrivo può sembrare una favola da tramandare alle future generazioni in prossimità delle S.feste, quando ritrovarsi con parenti ed amici è tradizione.
In queste occasioni affiorano ricordi d'infanzia, i doni ricevuti e quelli donati, ma anche il ricordo di chi tra noi non c'è più.
Era il 24 dicembre 2000, per raggiungere l'istituto che ospitava mio marito dovevo attraversare la città di Pavia.
Le strade, addobbate di luci e colori, mi mettevano gioia e tristezza, poichè pensavo a tutta la sofferenza che avvolgeva mio marito.
Egli era ridotto ad uno stato vegetativo, non vedente, impossibilitato a dialogare, potevo solo stringere le sue mani ed accarezzare la sua fronte.
Giunta in ospedale mi venne in aiuto il piccolo presepe allestito dagli assistenti.
Il mio sguardo si posò sul bambino gesù, mi avvicinai e con delicatezza lo sollevai dal giaciglio e d'istinto lo portai tra le braccia di mio marito che, inconsapevolmente, collaborò a ricevere quel dono.
Non potevo piangere, ne esternare la gioia e il dolore che quel momento mi procurò quindi, pregai e confidai nel'infinita misericordia, affinchè potesse metter fine a tutta quella sofferenza.
L'anno dopo e proprio il 24 dicembre, mio marito si addormentò per sempre è mi lasciò questo ricordo che racchiude in sè sentimenti di fede, speranza e carità.